Da appassionato a sommelier FISAR: il mio viaggio alla scoperta del vino

Calice di vino rosso e taccuino di degustazione in luce calda, con vigneti sullo sfondo al tramonto.

Tre livelli di formazione, tante degustazioni e una certezza: più si conosce il vino, più ci si rende conto di quanto ci sia ancora da imparare.

Tutto è cominciato con una curiosità

Ci sono passioni che nascono improvvisamente e altre che crescono lentamente, quasi senza che ce ne accorgiamo.

Per me, il vino è diventato qualcosa di più di una semplice bevanda da accompagnare a un buon piatto. A un certo punto ho sentito il desiderio di capire veramente quello che avevo nel bicchiere.

Perché due vini ottenuti dallo stesso vitigno possono essere così diversi? Che cosa rende speciale un territorio? Come si riconoscono i profumi, l’acidità, i tannini e l’equilibrio di un vino?

Domande semplici, almeno in apparenza, che mi hanno portato a intraprendere un percorso di formazione con la FISAR – Federazione Italiana Sommelier Albergatori e Ristoratori.

Il 17 marzo 2025 ho iniziato il primo livello del corso.

Non immaginavo ancora quanto sarebbe stato coinvolgente.

Il primo livello: imparare a degustare

Il primo cambiamento è stato nel modo di osservare il vino.

Prima di assaggiarlo, ho imparato a guardarlo, a riconoscerne i colori e le sfumature. Poi a cercare i profumi, a distinguere le sensazioni gustative e a valutare l’equilibrio complessivo.

La degustazione è diventata un esercizio di attenzione.

Ho scoperto che dietro a un calice ci sono la viticoltura, le tecniche di vinificazione, le caratteristiche delle uve e le scelte del produttore.

Ma soprattutto ho imparato quanto sia importante sospendere il giudizio immediato.

Un vino non è soltanto buono o cattivo. Può essere giovane, evoluto, fresco, strutturato, armonico o ancora bisognoso di tempo.

Occorre imparare ad ascoltarlo, prima ancora di valutarlo.

Il secondo livello: viaggiare attraverso i territori

Con il secondo livello, il percorso è diventato ancora più affascinante.

Lo studio delle regioni vitivinicole italiane e straniere mi ha permesso di scoprire quanta storia, geografia e cultura siano racchiuse nel vino.

La Francia, in particolare, mi ha regalato alcuni degli argomenti più stimolanti.

La Borgogna, con la sua complessa classificazione dei vigneti e i suoi Grand Cru. La Champagne, con le sue denominazioni, i vitigni e le differenze tra gli stili produttivi. E poi gli spumanti metodo classico, i vini fortificati, Porto, Madeira e Marsala.

Ho cominciato a comprendere che per capire un vino occorre conoscere anche il luogo dal quale proviene.

Il clima, il suolo, l’esposizione, le tradizioni e le scelte dell’uomo contribuiscono a costruire un’identità.

E ogni bottiglia, in qualche modo, racconta una storia.

Il terzo livello e il diploma: una soddisfazione personale

Il 20 giugno 2026 ho superato l’esame finale del terzo livello FISAR, conseguendo il diploma di sommelier.

Ero diventato sommelier.

È stata una soddisfazione importante, non tanto per il titolo in sé, quanto per il percorso necessario per raggiungerlo.

Studiare, ripassare, imparare denominazioni, vitigni, territori, tecniche e abbinamenti richiede costanza.

Soprattutto quando lo si fa per passione, conciliando le lezioni con il lavoro e gli impegni quotidiani.

Il diploma rappresenta così qualcosa che va oltre il mondo del vino: la dimostrazione che la curiosità può trasformarsi in conoscenza, a qualsiasi età.

Il sommelier e la consapevolezza

C’è poi un altro aspetto che considero importante: la conoscenza del vino dovrebbe accompagnarsi a un consumo sempre più consapevole.

Per me significa privilegiare la qualità rispetto alla quantità, assaggiare con attenzione e riconoscere che apprezzare il vino non richiede necessariamente di berne molto.

Una passione che continua

Oggi guardo una bottiglia con occhi diversi rispetto a quando ho iniziato il corso.

Leggo un’etichetta e penso al territorio, ai vitigni, all’annata e alle scelte produttive. Durante una degustazione cerco di riconoscere le caratteristiche del vino, ma anche di comprendere ciò che lo rende particolare.

Naturalmente, continuo a sbagliare, a incontrare vini che non riesco a interpretare e a scoprire denominazioni che conosco poco.

Ed è proprio questo il bello.

Il diploma non rappresenta la conclusione del percorso, ma l’inizio di un modo diverso di vivere questa passione.

In fondo, lo studio del vino mi ha insegnato qualcosa che vale anche fuori da una sala di degustazione: la conoscenza non toglie fascino alle cose, ma permette di apprezzarle più profondamente.

E dopo tutto questo percorso, la frase che sento più vera è forse la più semplice:

Più imparo, più mi accorgo di quanto ci sia ancora da scoprire.

Gianluca Tavella
Sommelier FISAR – Diploma conseguito il 20 giugno 2026

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